Il Battistero di Parma, la torre di marmo rosa di Benedetto Antelami
Una torre di marmo rosa iniziata nel 1196. Come si legge, pietra dopo pietra, uno dei capolavori del romanico italiano.
In piazza Duomo, accanto alla Cattedrale, si alza una torre ottagonale di marmo rosa di Verona. È il Battistero di Parma, e il suo colore cambia con la luce: chiaro al mattino, caldo nel pomeriggio.
I lavori cominciarono nel 1196 sotto la guida di Benedetto Antelami, scultore e architetto. Lo sappiamo perché lo dice lui stesso: un'iscrizione sopra il portale nord ricorda il suo nome e l'anno di inizio. È una firma rara per quei secoli, e lascia intuire la consapevolezza dell'artista.
Fuori il Battistero ha otto lati, dentro sedici. Sopra il basamento salgono ordini di loggette sovrapposte, che alleggeriscono la massa della torre e le danno un ritmo regolare. I tre portali sono scolpiti con storie della Bibbia e prendono il nome dai loro temi: a nord il portale della Vergine, a ovest quello del Giudizio, a sud quello della Vita.
Tutto intorno, alla base, corre lo zooforo: una fascia di 75 formelle con animali reali e fantastici. Osservandole con calma si trovano draghi, sirene, unicorni e creature che sembrano uscite da un bestiario medievale. Per chi passa ogni giorno dalla piazza è un piccolo catalogo di meraviglie a portata di sguardo.
All'interno si incontrano le statue dei Mesi e delle Stagioni, attribuite ad Antelami e alla sua bottega. Ogni mese è rappresentato da un lavoro dei campi: la vendemmia, la semina, la raccolta. Sono un piccolo calendario di pietra della vita di otto secoli fa, e raccontano una campagna che i parmigiani riconoscono ancora.
La cupola interna è interamente affrescata, con apostoli, profeti e storie del Battista disposti a fasce concentriche. Le pitture, del Duecento, si leggono dal basso verso l'alto come le pagine di un grande libro illustrato. Il Battistero fu consacrato nel 1270, dopo oltre settant'anni di lavori.
Un consiglio semplice: girarci intorno una volta lentamente, prima di entrare. Le formelle e i portali raccontano già metà della storia; l'altra metà aspetta sotto la cupola.