La Biblioteca Palatina di Parma: storia e tesori della biblioteca dei Borbone
Fondata nel 1761 dai Borbone, è una delle grandi biblioteche storiche d'Italia. Cosa custodisce e perché vale una visita.
Al primo piano del Palazzo della Pilotta c'è un luogo che si riconosce prima dall'odore che dalla vista: carta antica, legno, cuoio. È la Biblioteca Palatina, una delle grandi biblioteche storiche italiane.
Nacque nel 1761 per volontà del duca Filippo di Borbone. Il primo bibliotecario fu il padre teatino Paolo Maria Paciaudi, uno studioso che acquistò libri in tutta Europa con un obiettivo chiaro: dare a Parma una biblioteca all'altezza delle grandi capitali. Nel 1769 la Palatina aprì al pubblico.
Le sale più antiche conservano ancora gli scaffali in legno del Settecento. Tra i tesori della biblioteca ci sono codici miniati medievali, incunaboli e una ricca raccolta di edizioni stampate da Giambattista Bodoni, il tipografo che rese famosa Parma nel mondo dei libri.
Un capitolo a parte merita la collezione di manoscritti ebraici dell'orientalista Giovanni Bernardo De Rossi, acquistata nel 1816 e nota agli studiosi di tutto il mondo, che ancora oggi vengono a Parma per consultarla.
Un ambiente da non perdere è la Galleria Petitot, dal nome dell'architetto francese Ennemond Petitot, che progettò gli arredi con eleganza neoclassica. Camminarci dentro dà l'idea di cosa significasse, due secoli e mezzo fa, costruire un luogo dedicato al sapere.
Con Maria Luigia la biblioteca continuò a crescere, e una delle sale porta ancora il nome della duchessa. In un'altra, la Sala di Dante, le pareti sono dipinte con scene ispirate alla Divina Commedia: un omaggio dell'Ottocento al padre della lingua italiana.
La Palatina non è solo un museo: è ancora una biblioteca viva, frequentata da studiosi e ricercatori. Parte delle sale si visita con il percorso del Complesso della Pilotta, insieme alla Galleria Nazionale, al Teatro Farnese e al Museo Bodoniano, che ha sede proprio negli spazi della biblioteca.
Il consiglio è di fermarsi un momento in fondo alla Galleria Petitot e guardare indietro: la fuga degli scaffali di legno, carichi di dorsi antichi, è l'immagine che resta in mente uscendo.