La Reggia di Colorno, la "piccola Versailles" a due passi da Parma
Dalla rocca medievale alla corte dei Borbone e di Maria Luigia: storia della Reggia di Colorno, del suo giardino alla francese e di un grande organo settecentesco.
Dove il torrente Parma si avvicina al Po, si alza una facciata lunga e luminosa che sorprende chiunque arrivi per la prima volta in paese. È la Reggia di Colorno, che già nel Settecento qualcuno chiamava "petite Versailles". Il soprannome è affettuoso, ma racconta bene l'ambizione di un luogo che per secoli è stato la residenza di campagna dei signori di Parma.
La sua storia comincia molto prima dei saloni dorati. Nel 1337 Azzo da Correggio fece costruire qui una rocca, che a metà del Quattrocento passò agli Sforza e poi a Roberto Sanseverino. Fu proprio Roberto a immaginare il primo giardino: aiuole, pergole, siepi, piccoli labirinti, agrumi e alberi da frutto. Nel Cinquecento la rocca si trasformò in una vera corte, con una raccolta di dipinti che i contemporanei ammiravano.
Con i Farnese il palazzo cambiò volto. Dal 1660 Ranuccio II avviò i lavori in stile barocco e, a cavallo tra Seicento e Settecento, l'architetto Ferdinando Galli Bibiena aggiunse nuovi corpi di fabbrica, tra cui la Torre delle Acque e un teatro di corte. In quegli anni il duca Francesco Farnese arricchì il parco di fontane grandiose.
Il capitolo più raffinato arrivò con i Borbone. Dopo il 1748 il duca don Filippo e la moglie Luisa Elisabetta, figlia del re di Francia, portarono a Colorno il gusto di Parigi. L'architetto francese Ennemond Alexandre Petitot coordinò i cantieri: nacquero la Gran Sala, progettata nel 1753 e completata due anni dopo, e i deliziosi salottini cinesi. Davanti alla reggia fu disegnato un parterre alla francese, opera di Delisle.
Il figlio Ferdinando di Borbone volle un Appartamento Nuovo affrescato tra il 1787 e il 1789, con un piccolo osservatorio astronomico per guardare il cielo. Fece anche rinnovare la cappella ducale, dove tra il 1792 e il 1796 Giuseppe Serassi, celebre costruttore di Bergamo, realizzò un grande organo, che ancora oggi torna a suonare durante i concerti.
Nel 1807 il palazzo fu dichiarato "Palazzo Imperiale" e, dopo il 1816, Maria Luigia d'Asburgo gli diede un'anima nuova. Con l'aiuto del giardiniere boemo Karl Barwitius trasformò il parco in un giardino all'inglese, con piante rare, serre per le specie esotiche, un laghetto e la romantica Isola dell'Amore.
Oggi la Reggia appartiene alla Provincia di Parma ed è aperta alle visite, con mostre ed eventi culturali. Un attento restauro ha ricostruito, sulla base dei disegni originali di Delisle, il parterre alla francese davanti alla facciata, e il giardino fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani.
Lungo i viali, tra le siepi geometriche e l'acqua del canale, si attraversano in pochi minuti quattro secoli di gusto e di bellezza. È uno di quei luoghi che fanno capire quanto Parma, anche fuori dalle sue mura, sia stata una piccola capitale d'Europa.