● Tesori · 22 ottobre 2026

Teatro Regio di Parma: la storia del teatro voluto da Maria Luigia

Aperto nel 1829 con un'opera di Bellini, il Teatro Regio custodisce ancora un sipario originale, un grande lampadario francese e un curioso orologio senza lancette.

In strada Garibaldi, a pochi passi dalla Pilotta, si incontra una facciata chiara e composta, con un colonnato e un grande occhio rotondo in alto. È il Teatro Regio, uno dei teatri d'opera più amati d'Italia, e la sua storia comincia quasi due secoli fa.

A volerlo fu Maria Luigia d'Asburgo, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, che desiderava per la città un teatro all'altezza della sua passione per la musica. Il progetto fu affidato all'architetto di corte Nicola Bettoli e i lavori iniziarono nel 1821. Allora si chiamava Teatro Ducale Nuovo.

L'inaugurazione avvenne il 16 maggio 1829 con Zaira, un'opera di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, scritta apposta per l'occasione. Da una sala vicina al palco della duchessa si poteva passare direttamente nel Palazzo Ducale: un piccolo dettaglio che racconta quanto il teatro fosse legato alla vita della corte.

Entrando, lo sguardo corre subito al soffitto. Il pittore Giovan Battista Borghesi vi dipinse poeti e autori di teatro disposti in cerchio, come se si radunassero intorno al grande lampadario di bronzo dorato, fatto arrivare da Parigi. Sempre di Borghesi è il sipario, che rappresenta la Sapienza con le sembianze di Minerva: secondo la tradizione, il volto è proprio quello di Maria Luigia. È ancora oggi uno dei tesori del teatro.

C'è poi una curiosità che sfugge a molti spettatori. Sopra il boccascena si trova un curioso orologio senza lancette: le ore compaiono in numeri romani e i minuti scorrono di cinque in cinque, illuminati da dietro. Un piccolo capolavoro di ingegno, pensato per non disturbare lo spettacolo.

Nel 1853 la sala cambiò volto. Le decorazioni neoclassiche lasciarono spazio agli stucchi e alle dorature disegnati da Girolamo Magnani, che danno al Regio l'aspetto caldo e luminoso che conosciamo. Nello stesso anno arrivò l'illuminazione a gas, sostituita più tardi dalla luce elettrica.

Oggi il Teatro Regio è la casa del Festival Verdi e di stagioni d'opera, concerti e danza. Ma vale la pena visitarlo anche quando il sipario è chiuso: le visite guidate permettono di sedersi in platea, alzare gli occhi verso il soffitto di Borghesi e immaginare la sera di quel maggio del 1829, quando la città ascoltò per la prima volta la musica nella sua nuova sala.

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